di nuovo online!

Isteria modalità ON

Ho dedicato la giornata di ieri principalmente a studiare.

E, come consueto, ho passato momenti di onnipotenza del tipo “so tutto, lunedì vado e spacco, ohh yeahhhhh” e momenti di grandissimo sconforto tipo aprire il libro ad una pagina a caso e pensare “e questo cosa diavolo è??“. Dopo 20 e passa esami (sì, anche la triennale l’ho fatta delirando tra lavoro e famiglia) ancora non ho imparato a gestire lo stress pre-esame.

Faccio cose fuori di testa tipo pensare in inglese. Perchè diavolo penso in inglese che l’esame riguarda la gestione delle amministrazioni pubbliche e si svolge, ovviamente, in italiano? Oppure, e questa è ancora più strana, ripensare al mio piercing all’ombelico e quindi scaravoltare 4 scatole di cianfrusaglie per ritrovarlo e perdere 40 minuti nel tentativo di rimetterlo; chiaramente, dopo 8 anni, quel bastardo si è richiuso e cicatrizzato alla perfezione.

Una famosa to-do-list by Johnny Cash

Ho anche mandato mio figlio ad una lezione di recupero di inglese che non c’era. E la cosa buffa è che la prof è stata talmente gentile da fargli lezione lo stesso! (della serie… nessuno osa contraddirmi)

E oggi in ufficio ho bestemmiato in ogni lingua conosciuta (e anche qualcuna inventata da me) perchè la signorina che risponde al numero di contatto della Ryan  Air è simpatica come un gatto appeso ai testicoli e io ho speso soldi e tempo per non risolvere nulla (se ve lo state chiedendo, sappiate che non stavo progettando una fuga mia con Ryan Air ma stavo organizzando uno scambio europeo di una classe).

Nonostante tutto ciò, alla fine della giornata lavorativa, ho preso una decisione che migliorerà sensibilmente la qualità della mia vita.

Ho deciso di arrabbiarmi solo fino al mercoledì; dal giovedì al sabato non mi arrabbio. Basterà darsi una regola?

Altra regola: iniziare piano anticipo sveglia, 4 minuti per volta, tutto tempo guadagnato per studiare (domani sono le 5:24)

GIORNI ALL’ESAME: 4

LIVELLO STRESS DA 1 A 10: TROPPO!

Ora e sempre vale: Ohmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

I rapporti si possono definire tali solo se hanno anche una componente fisica; scrivere, chattare, mandare sms non significano nulla se non esiste un contatto reale di tanto in tanto.

Di persona parlano gli sguardi, parlano i gesti, parlano i silenzi. Vedersi, incontrarsi per caso, rimanere senza respiro o accorgersi di non avere reazioni sono indizi pesantissimi che bisogna essere capaci di leggere dentro di sè. Tutto il resto non conta.

Sembra una banalità ma io l’ho capito di recente. Meglio tardi che mai.

BEST OF YOU

Mi sono svegliata una mattina che avevo in mente Best Of You dei Foo Fighter e non facevo altro che urlarmi nella testa l’inizio del testo:

I’ve got another confession to make

I’m your fool

Sono andata avanti tutta la santa giornata con questo ritornello nella testa:

Is someone getting the best, the best, the best, the best of you?

Poi ho capito di doverla mettere come suoneria principale del cellulare e così ho fatto. E mi è uscita dalla testa. E così l’ascolto tutti i giorni.

Mettiti al centro

Mi sono ritrovata a dare un consiglio ad un amico che deve prendere una decisione importante per la sua vita.

<<Mettiti al centro>> gli ho detto.

Ho aggiunto: <<pensa a ciò che vuoi fare veramente e poi fallo e vai avanti>>

Volevo suggerirgli di prendere certe decisioni con calma, pensandoci per bene, valutando le giuste variabili, ponderando gli effetti, considerando le conseguenze. Ma partendo da ciò che vuole, cercando di comprendere, prima di ogni cosa, cosa vuole veramente. Sembra una banalità ma non lo è.

Allora ci ho pensato. E ho pensato cosa voglio veramente io. E ho capito che è trascorso tanto tempo dall’ultima volta che mi sono messa al centro.

Back to ’90

Per una strana fatalità che ora non mi spiego, nonostante io abbia 40 anni suonati (oramai sono 40 e mezzo, il baratro è vicino) negli ultimi tempi sto rispolverando usi e costumi dei miei 20-22 anni.

Ebbene sì.

A 20 anni facevo l’università, uno strano corso biennale a numero chiuso che sembrava una cosa fighissima ma che poi non mi è servito un granchè – è servito a farmi accreditare 6 esami alla laurea triennale quindici anni dopo, questo è stato davvero figo!

Anni 40. Faccio l’università, laurea specialistica, pieno delirio.

A 20 anni suonavo in un gruppo e andavo in giro a far concerti. Ci guadagnavo giusto il necessario per cambiare le corde (quelle del basso erano costosissime), ma mi divertivo da matti e la domenica sera, che al giorno dopo avevo lezione solo al pomeriggio, si provava fino a tarda notte.

40 anni. Dopo anni di letargo in soffitta il mio basso è tornato a casa. L’ho fatto sistemare, cambiare le corde e pulire e l’amplificatore è fisso nella camera dei miei figli. Ogni tanto lo tiro fuori e suono così, oppure mi trasferisco nella cameretta e ricordo qualche giro di basso o qualche blues.

A 20 anni mi dilettavo a disegnare magliette. Ne avevo fatta una con un disegno stilizzato di Jaco Pastorius che era una bomba. Vorrei averla ancora. Invece mia madre ne ha fatto degli stracci. Di tutte le altre magliette che ho fatto ho perso traccia. Chissà dove sono, è passato troppo tempo per tentare di recuperarle.

40 anni. Poche settimane fa mi viene in mente di ricomprare i colori da stoffa e oggi pomeriggio, invece di studiare, ho paciugato con dita e pennelli su una t-shirt che da bianca è diventata un inno rock.

C”è un motivo in tutto ciò? forse che io non riesca ad accettare che il tempo è inesorabilmente trascorso?

Manca solo che mi rimetta a fumare e a bere Baileys prima degli esame …

 

questa NON è una canzone degli anni 90 ma una canzone che io, negli anni ’90,ho suonato til my fingers bled, come faceva il caro Bryan nell’estate del ’69

Catarsi

Guidare di notte sull’autostrada semi-deserta, una lieve pioggerellina che scende e la radio a palla è qualcosa di catartico.

Mi è successo pochi giorni fa. Tornavo da Verona a cavallo della mezzanotte, un po’ spiovigionava e un po’ smetteva, tergicristalli sì, tergicristalli no. Virgin Radio trasmetteva buona musica e io conoscevo tutti i pezzi. Cantavo a squarciagola.

Poi la sintonia si è persa, tra Mantova e la provincia di Reggio Emilia, e così ho dovuto cambiare stazione e ho ritrovato Nick The Nighfly, su Radio Monte Carlo, come quando a 20 anni non ascoltavo altro che jazz e fusion.

E cantavo e pensavo e guidavo e stavo proprio bene.

Poi si è accesa la spia della riserva e ho iniziato ad andare agli 80 Km/h, finchè non mi sono fermata al distributore e un pakistano, che ha faticato ad aprire lo sportello del serbatoi (guido una twingo, non un’astronave), mi ha assicurato di arrivare a casa.

Magari per chi fa tanti tanti km guidare di notte è una palla e magari non resta in riserva in autostrada (dove ho pagato la benzina euro 1,890 al litro, aggiungere bestemmia a piacere), ma per me è stata una piacevole rivelazione.

Devo studiare!

Devo studiare!

Non faccio che ripetermelo. Devo studiare!

Proviamo in maiuscolo se funziona meglio. DEVO STUDIARE!

E invece no. Alla domenica in genere mi dedico un po’ alla pulizia della casa, ad aiutare i ragazzi coi compiti (li chiamo ragazzi ma parliamo di scuola media e scuola elementare), riassettare, guardare qualche video su YouTube, ascoltare uno o due cd mentre cucino. E oggi non è stato diverso. Aggiungi lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere e hai il mio delirio domenicale, il mio solito delirio, sostanzialmente la mia vita.

Sto cercando di studiare esclusivamente per UN esame, perchè di più non riesco. L’ho già capito alla triennale che io devo studiare un esame alla volta. Dato che uno dei prof ha concesso il preappello, la scelta è stata semplice. Tra 3 settimane sarò lì pronta già in pista con la nuova sessione d’esame.

Ma io sono affranta. Affranta è poco. Sono disperatamente stanca.

E ho appena iniziato. Maledetta specialistica!

- 22 giorni alla data X (lunedì 7 maggio). 

Una vita compressa

Una vita compressa significa senza alti nè bassi, senza acuti, senza strilli, che mantiene lo stesso livello dall’inizio alla fine.

Quando suonavo e facevo i concerti, i fonici erano soliti mettere un po’ di compressore a tutti gli strumenti: i musicisti giovinastri non sono capaci di gestire i livelli.

I jazzisti puri odiano il compressore: loro vogliono potere gestire autonomamente ogni sfumatura come è giusto che sia, per esempio, in una batteria suonata con le spazzole o in un basso swing.

Ora che vivo mi ritrovo lo stesso compressore: come se qualcuno potesse gestire i livelli dei miei suoni, esattamente come facevano quei fonici tanti anni fa.

Dopo tanto tempo sono ancora poco esperta? Mi chiedo qual’è stato l’attimo, il momento, in cui ho acceso il compressore. E, ancora più importante, come faccio a spegnerlo? esatto…  ritrovare una vita jazz

 


Negli ultimi giorni mi sono sentita rivolgere spesso domande riguardo la mia vera o presunta felicità (o infelicità). Ne ho parlato sabato con un amico davanti a un bicchiere di ottimo Gewurztraminer e al secondo giro i discorsi si erano fatti molto seri.  Ne ho raccolto tracce in discorsi apparentemente sciocchi tra colleghi. Addirittura i suggerimenti tramite twitter mi sono letta.

Il punto è sempre lo stesso. Non sei felice? vuoi esserlo? allora cambia qualcosa. Ma il contorno è variamente colorato. Cosa vuol dire essere felici? vuol dire che quando mi sveglio al mattino sono sereno e affronto la giornata con spirito? oppure vuol dire, come sosteneva l’amico del Gewurztraminer, saper cogliere piccole attenzioni e piccole cose nel quotidiano? e perchè non vuol dire rendere felice qualcun’altro, per esempio i propri figli? A tutte queste domande io non sono capace di dare risposta. Invidio chi ha la sicurezza in tasca e sa esattamente cosa vuole e quando la vuole e soprattutto ha la volontà di prendersela.

Io, purtroppo (e questo è un purtroppo che pesa), non trovo che sia facile.

La chiave della felicità

Io sono troppo cerebrale. Troppo pragmatica. Penso a lungo termine e pondero le reazioni causa/effetto. Dalla mia ho la razionalità, non c’è dubbio, ma volendo potrei vivere meglio.

Lucy van Pelt sostiene che “la felicità è un cucciolo caldo“.

Forse la verità è molto più semplice di qualunque elucubrazione transitata nella mia mente.

O forse no. E allora io continuo a cercare (link).

Le donne, che donne

Senza voglia di studiare, due birre già sgollate, pensieri pazzi per la testa, giro tra i vari siti a trovo una rassegna recentissima di foto di Kate Winslet. E penso: è proprio una bella donna, anzi, è stupenda! Non è magrissima, accetta le sue rughe come normale segno del tempo che passa ma è truccata e pettinata in modo magistrale e indossa abiti scelti con cura. Non vuole farsi il botox (a mio avviso giustissimamente dato che è un’attrice e con la faccia deve poterci recitare), eppure ha due figli e un fidanzato più giovane.

Ho pensato tutto ciò e provato ammirazione per questa donna talentuosa e sicura di sè che non si conforma a quello che sembra uno standard diffuso a tutti i livelli.

Amanda Seyfried, attrice del 1985, ha dichiarato in un’intervista che i produttore le hanno già chiesto di farsi il botox perchè le attuali videocamere ad altissima risoluzione rilevano anche la minima imperfezione. Primo pensiero: Amanda Seyfried? la figliola nel film “Mamma Mia”? quella con un viso che sembra un angelo? ma chi se ne frega se ha qualche imperfezione!

Quando è successo che il canone di bellezza femminile è diventato: giovane a tutti i costi, sempre svestita e magrissima e in pratica tutte uguali? perchè, dai, ammettiamolo, quando accendi la tv e vedi le donnine che ci lavorano sembra che siano passate tutte dallo stesso chirurgo plastico: labbra a canotto, pelle tirata, sopracciglie immobili che danno un’espressione ebete, tette enorme che sembrano palloni gonfiati al doppio della pressione.

L’unica donna che sembra potersi permettere le rughe in tv è  Milena Gabanelli ma non può esserci solo lei di brava e competente, e che diamine!

Come è stato che siamo arrivati a tutto questo?

Quando ero ragazzina e accendevo la tv trovavo donne bellissime ma tutte una diversa dell’altra. Ricordate Barbara Bouchet? oppure Edvige Fenech.  Beh, adesso sono stupende cinquantenni o sessantenni con le rughe e rimangono donne affascinanti.

Non credo si potrà dire lo stesso delle attuali bellone: una vale l’altra. Appena una invecchia o ingrassa viene rimpiazzata da un’altra esattamente identica e nessuno sente la mancanza dell’una o dell’altra.

Che tristezza. Io difendo le mie rughe. Metto la crema idratante ogni giorno ma difendo le mie rughe e difendo il mio diritto di dimostrare gli anni che ho (*).

E chiudo con un immagine di colei che ritengo la più bella, e purtroppo anche la più infelice, di tutte le belle donne di tutti i tempi!

(*) come potrei essere saggia ed esperta se non avessi gli anni che ho?

nel post link vari alle pagine di wikipedia che illustrano le donne citate. 

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